“Tutt’a un tratto mi resi conto che era muto. Così, continuai a chiacchierare con lui, e lui rispondeva con una varia e abilissima pantomima”. Gerald Durrell “ La mia famiglia e altri animali”
Immaginiamo di essere di fronte ad uno specchio che riprende la nostra figura intera. Cosa facciamo? Non ci guardiamo solamente ma, ci studiamo. Scandagliamo con lo sguardo ogni minuzia per capire se, i pantaloni scelti sono in armonia con la camicia, se la pettinatura è composta, secondo i nostri canoni di moda ed eleganza. Scrutiamo se l’abito da noi scelto rifletta la nostra personalità. E guardiamo la nostra espressione. Se compare sul volto un sorriso compiacente allora, tutti soddisfatti, usciamo e iniziamo la giornata.
Ecco, la comunicazione non verbale si esprime così. Non ha bisogno di parole. Si avvale di immagini che generano impressioni ed emozioni.
Quando si parla di comunicazione verbale è implicito pensare, a due o più persone, che conversano mediante l’uso di parole. Nella comunicazione verbale si usano parole che, sono dei simboli, cui è stato dato un significato arbitrario, non c’è ambiguità di significato.
Mentre, la comunicazione non verbale non ha un significato univoco. I movimenti del corpo come i gesti, le espressioni, la mimica o la postura assumono un diverso significato in relazione alla specifica situazione d’interazione e alle persone coinvolte nella stessa.
La comunicazione verbale e non verbale, per quanto diverse nella loro modalità di espressione, si integrano e si rafforzano a vicenda. Influenzando la comprensione del discorso. Esse avvengono contemporaneamente.
Hanno un aspetto in comune molto importante: così come possiamo migliorare l’uso del linguaggio scegliendo di volta in volta le parole, possiamo altresì usare, in modo consapevole, la comunicazione non verbale, per dare forza al nostro messaggio ed aumentare la valenza comunicativa. E non solo, essa ci viene in aiuto perché può sostituire la comunicazione verbale.
Ogni volta che ciascuno di noi parla è come se si mettesse sul palcoscenico. Siamo nudi di fronte al nostro interlocutore. Perché sveliamo una piccola parte di noi stessi. Anche se non vogliamo o non ne siamo consapevoli. Perché è proprio il corpo che aggiunge valore informativo al messaggio stesso.
Ecco perché l’uso consapevole della comunicazione non verbale rende l’oratore più coinvolgente, più affascinante. Si ha in mano un grande potere e una grande capacità persuasiva.
Se impariamo a comunicare in modo efficace, vale a dire con un’attenta scelta delle parole e un controllo della comunicazione non verbale, abbiamo in mano le armi per persuadere e convincere.
Questo è vero poiché, la comunicazione è un’impresa di relazione, la cui riuscita si misura sulla base del grado d’interesse e di coinvolgimento dell’interlocutore.
Attirare l’attenzione è la cosa più facile, basta urlare! Ma il difficile è mantenerla vigile per lungo tempo.
Quando parlo in pubblico sto sempre attenta alle reazioni non verbali del mio pubblico. Perché sono per me, un’importante fonte di feedback che mi consentono di aggiustare il tiro.
Ad esempio, se vedo uno sguardo perso nel vuoto utilizzo la voce alzando il volume, oppure, uso un gesto della mano per accompagnare una parola, dando più enfasi.
E questo è solo uno dei tanti modi per usare la comunicazione non verbale a nostro vantaggio.
Ho chiesto ad un bambino di sei anni cosa vuol dire per lui comunicare. Mi ha risposto così:
“Per parlare. È utile quando chiedo alla mamma la merenda. Ma non sempre me la vuole dare, invece, se le sorrido, poi lei me la da lo stesso”.
La sua semplice risposta dimostra quanto sia potente la comunicazione non verbale.
Il problema nasce quando non vogliamo svelare qualcosa di noi, come uno stato d’ansia o un’emozione ma il nostro corpo li rivela mettendoci ancor più a disagio. Come il rossore, il tremolio della voce o le mani sudate. Sono emozioni spontanee, ma a volte, soprattutto in delicate circostanze ci creano difficoltà. Così preferiamo rimanere in silenzio per non svelare noi stessi, tentando di nascondere l’emozione negativa che stiamo provando in quel momento.
Ma non sempre ci riusciamo, ed ecco che gli altri “giocano” ad interpretare il significato di ogni nostro singolo gesto ed espressione.


