In questi ultimi giorni ho dovuto trattare con due persone per raggiungere un accordo molto, molto delicato ed importante, in gioco c’erano in ballo davvero tanti soldini.
La prima persona: uomo di circa 40 anni, avvocato. Dovevo far valere i miei diritti, la persona è stata evitante nel suo linguaggio del corpo: sguardo sfuggente, non mi ha mai guardato in volto, sviava il mio sguardo guardando in alto , spostando continuamente il capo, muovendo il corpo con torsioni nervose, spostava il suo peso prima su una gamba e poi su un’altra. Tutti segnali che mi hanno fatto percepire il suo estremo disagio.
Punto a mio favore, perche’ mi ha dato molte conferme rispetto a quanto pensavo riguardo a tutto l’affare oggetto di trattativa).
Il mio messaggio non verbale voleva essere: “non demordo, perché sono nel giusto nella difesa dei miei diritti, non ho paura di far valere le mie ragioni”. Così, in modo assertivo, ho utilizzato la mia comunicazione non verbale come importante supporto alle mie parole, che, con tono, calmo, ma fermo, hanno rappresentato le mie argomentazioni.
Ho contrapposto al suo linguaggio del corpo il mio: io ferma, (eravamo entrambi in piedi), dritta davanti a lui, il mio sguardo puntato come una spada, dritto nei suoi occhi, senza lasciarlo mai un momento. Ogni mia parola era sottolineata da un’espressione ferma e risoluta. Volevo assolutamente far capire che le sue parole non sarebbero riuscite ad abbindolarmi, bloccandolo, senza possibilità di replica.
Quante volte abbiamo bisogno sia di difenderci che di abbattere comportamenti evitanti, indolenti, passivi, che null’altro vogliono se non distogliere la nostra attenzione dai nostri diritti? ebbene NO!
Non è giusto, ancora una volta il linguaggio del corpo mi ha dimostrato che, un suo uso consapevole non solo è di aiuto, ma permette di dare di noi l’esatta impressione che volgiamo dare, coerentemente ai nostri obiettivi.
È stato fantastico!


