Riflettiamo su quale sia il modo per comunicare in modo efficace avvalendoci della comunicazione non verbale. Facendo una piccola riflessione su cosa non si deve fare, o sarebbe meglio evitare, per far si che l’altro non scappi da noi! O che non ci giudichi ad esempio, antipatici o chiusi ……
Immaginiamo di essere di fronte al nostro pubblico. Che può essere, ad esempio, un amico, un parente, il nostro partner, un collega. Ciò che cambia è lo scopo della conversazione.
Ma, qualunque sia il motivo che ci ha portato in quella specifica situazione interattiva, l’obiettivo è unico: condividere un messaggio, con tutte le sue valenze emotive. Raccontare una barzelletta, sfogarsi di una dura giornata di lavoro, raccontare un episodio triste o divertente.
Per raggiungere tale scopo comunicativo è essenziale che i destinatari prestino a noi ascolto e attenzione senza provare emozioni negative disturbanti (come ad esempio antipatia, diffidenza…).
Ma riusciamo sempre a integrarci in un gruppo?
A volte vi sentite frustrati perché avete la sensazione che gli altri non vi prestino attenzione? Come mai questo succede? Di chi è la colpa?
Voglio portare la vostra attenzione sui segnali negativi, che a volte, anche involontariamente lanciamo. Sono segnali che chiudono la mente dell’altro ad accettare le nostre parole.
Per far sì che una persona ci ascolti dobbiamo prima essere certi di suscitare in lei, per lo meno, simpatia nei nostri confronti.
Le emozioni ci accompagnano durante tutto l’arco della giornata ed influenzano, anche il modo, attraverso il quale siamo percepiti. Pertanto la buona riuscita dell’integrazione dipende da quali emozioni siamo in grado di generare nell’altro.
Per esempio quanta voglia avete di ascoltare qualcuno che vi è terribilmente antipatico? O che vi ispira totale sfiducia? Oppure, di fronte ad un estraneo, vi chiudete perché c’è qualcosa in lui che vi blocca?
In questo articolo parlo dei segnali di chiusura (braccia incrociate al petto, le mani davanti alla bocca,…). Sono segnali di chiusura i gesti e i movimenti che creano una sorta di barriera tra noi e gli altri.
Se io non mi predispongo all’altro attraverso segnali di apertura, questi farà fatica a sentirsi a suo agio di fronte a me. Tenderà a leggere nei miei movimenti fermi e un po’ rigidi una certa “chiusura” che lo può bloccare, creando così, sempre di più una sensazione di distacco. È come se dicessi: “Stop! Non invadere il mio spazio emotivo”.
Pertanto, se il nostro obiettivo è quello di farci accettare, dobbiamo evitare questi comportamenti. Perché così facendo ostacoliamo e blocchiamo il naturale corso dell’interazione, che rimarrà sempre su un piano impersonale. Anche quando parliamo, evitiamo di stringerci le mani in modo convulso o giocare con una penna o con altri piccoli oggetti.
Diamo, anche con il corpo, segnali di apertura mentale.


