Come le caratteristiche del canale vocale possono aiutarci a modulare lo scambio interattivo?

patrizia | Paraverbale | Friday, October 12th, 2007

I componenti paraverbali del parlato sono: tono, volume e velocità. Le pause, i silenzi e le intonazioni. Insomma tutto ciò che contribuisce a creare un effetto, un impatto emozionale al nostro messaggio.

Non consideriamo la voce come un mero mezzo che utilizziamo per esprimere un messaggio. Iniziamo a pensare alla voce come un potente strumento, ricco di sfumature che noi possiamo modulare a seconda delle nostre intenzioni comunicative. Tono, volume  e velocità sono pezzi importanti di questo nostro fantastico strumento.

Se usati in modo giusto, essi ci permettono di dare maggior forza, credibilità ed effetto al nostro messaggio. Il tono permette alle emozioni di prendere vita. Felicità, tristezza, esaltazione, insicurezza, rabbia, e migliaia di altri stati d’animo.  La velocità può essere usata per creare un effetto comico o ironico, molto usata dagli attori. Il volume della voce: alto o basso, può dare enfasi ed importanza ad una particolare parola.

Non sottostimiamo dunque, questo importante veicolo di trasmissione, anzi, addestriamolo, permettiamogli di aiutarci in ogni situazione relazionale, che, come un prezioso salvagente, esso ci aiuterà in una burrasca di scambi aggressivi o conversazioni animate, il nostro potente scudo agli scoppi d’ira.
Tono, volume, velocità e le pause ci aiutano anche in situazioni di timidezza, di passività o di isolamento comunicativo.
Come?

Un esempio pratico.  Pensiamo alla persona più antipatica con la quale abbiamo a che fare. Immaginata? Costruiamo il suo profilo: presuntuosa e arrogante. Con la tendenza ad aggredire verbalmente, piuttosto che, ascoltare per capire, prima di parlare. Ecco che Lei ci attacca. Alza il volume di voce. Aumenta la velocità delle parole, si alza in tutta la sua statura, ci guarda fissi negli occhi, e cosa più antipatica non ci permette di rispondere.

La nostra prima reazione? Bé, non so voi, ma a me verrebbe una gran voglia di “mandarla a girare”. Però se facessi così, le darei la soddisfazione di uscire vincitrice da questo scambio/attacco comunicativo. Invece No. È molto più divertente ascoltare, in silenzio, senza replicare. Io sono dell’idea che prima o poi la smette.
Le lascio finire il suo sfogo. E poi le rispondo, con il silenzio.
Una bella pausa riflessiva. Ottengo il fantastico risultato di non darle appigli per continuare con il suo “sproloquio”.    

Il risultato? Ci guadagno in salute.
Niente nervi a fior di pelle. D’altronde sarebbe fiato sprecato ribattere di punta alle sue parole, io ho fatto tesoro di un detto “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”!.

Voi cosa ne pensate? Come affrontate gli scontri comunicativi? Parlatene sul blog.
Vi aspetto. E vi do appuntamento al prossimo dibattito. 

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