Come le caratteristiche del canale vocale possono aiutarci a modulare lo scambio interattivo?
I componenti paraverbali del parlato sono: tono, volume e velocità. Le pause, i silenzi e le intonazioni. Insomma tutto ciò che contribuisce a creare un effetto, un impatto emozionale al nostro messaggio.
Non consideriamo la voce come un mero mezzo che utilizziamo per esprimere un messaggio. Iniziamo a pensare alla voce come un potente strumento, ricco di sfumature che noi possiamo modulare a seconda delle nostre intenzioni comunicative. Tono, volume e velocità sono pezzi importanti di questo nostro fantastico strumento.
Se usati in modo giusto, essi ci permettono di dare maggior forza, credibilità ed effetto al nostro messaggio. Il tono permette alle emozioni di prendere vita. Felicità, tristezza, esaltazione, insicurezza, rabbia, e migliaia di altri stati d’animo. La velocità può essere usata per creare un effetto comico o ironico, molto usata dagli attori. Il volume della voce: alto o basso, può dare enfasi ed importanza ad una particolare parola.
Non sottostimiamo dunque, questo importante veicolo di trasmissione, anzi, addestriamolo, permettiamogli di aiutarci in ogni situazione relazionale, che, come un prezioso salvagente, esso ci aiuterà in una burrasca di scambi aggressivi o conversazioni animate, il nostro potente scudo agli scoppi d’ira.
Tono, volume, velocità e le pause ci aiutano anche in situazioni di timidezza, di passività o di isolamento comunicativo.
Come?
Un esempio pratico. Pensiamo alla persona più antipatica con la quale abbiamo a che fare. Immaginata? Costruiamo il suo profilo: presuntuosa e arrogante. Con la tendenza ad aggredire verbalmente, piuttosto che, ascoltare per capire, prima di parlare. Ecco che Lei ci attacca. Alza il volume di voce. Aumenta la velocità delle parole, si alza in tutta la sua statura, ci guarda fissi negli occhi, e cosa più antipatica non ci permette di rispondere.
La nostra prima reazione? Bé, non so voi, ma a me verrebbe una gran voglia di “mandarla a girare”. Però se facessi così, le darei la soddisfazione di uscire vincitrice da questo scambio/attacco comunicativo. Invece No. È molto più divertente ascoltare, in silenzio, senza replicare. Io sono dell’idea che prima o poi la smette.
Le lascio finire il suo sfogo. E poi le rispondo, con il silenzio.
Una bella pausa riflessiva. Ottengo il fantastico risultato di non darle appigli per continuare con il suo “sproloquio”.
Il risultato? Ci guadagno in salute.
Niente nervi a fior di pelle. D’altronde sarebbe fiato sprecato ribattere di punta alle sue parole, io ho fatto tesoro di un detto “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”!.
Voi cosa ne pensate? Come affrontate gli scontri comunicativi? Parlatene sul blog.
Vi aspetto. E vi do appuntamento al prossimo dibattito.
Credo che non sempre è possibile una risposta col silenzio, anche se spesso è una buona soluzione. Personalmente preferirei non interloquire con persone che aggrediscono verbalmente, ma qualora lo si debba fare per necessità, è imporatante capire come attuarlo. Se supponiamo di avere bisogno di una risposta veloce e immediata, ma il nostro interlocutore ci aggredisce verbalmente e non ha voglia di ascoltarci, potremmo sì noi ascoltarlo in silenzio rischiando che lui subito dopo corra via. A quel punto non avremmo ricevuto nessuno scambio interattivo nè alcuna risposta. Forse se la natura dell’aggressione verbale dipende da un suo stato emotivo interiore, cosa penso nel ricalcarlo con forza cercando di smorzare il tono? Se invece il motivo della sua aggressione è un attegiamento di chiusura nei nostri confronti, credo che solo se si riesce a migliorare il rapporto vicendevolmente la comunicazione interattiva può aver luogo.
Anche io la penso esattamente come Lei.
Ciò che è importante in queste situazioni è modulare il nostro comportamento verbale sulla base del nostro obiettivo personale.
Sarà l’obiettivo stesso a calibrare il nostro intervento. Non si può rimandare l’azione che spesso, è la strategia vincente per moderare l’attacco aggressivo.
Io come faccio?
Ad esempio, se ho la necessità di chiarire un punto importante, non posso permettermi di “lasciar scappare” il mio interlocutore, quindi, appena lui esprime il suo punto di vista, anche se lo fa con rabbia o con tono aggressivo, la prima cosa che faccio è dirgli apertamente che capisco il suo punto di vista, in questo modo abbasso la sua “forte emotività” e poi subito, senza aspettare esprimo il mio punto di vista, volgendo il discorso in modo tale che l’altro capisca il vantaggio che ha per lui, adottando un compartamento diverso.
In questo modo ottengo due vantaggi: che lui mi ascolti, migliorando al contempo la percezione che ha di me, in questo modo ottengo un miglioramento della relazione interpersonale.
Come dice Lei, dobbiamo sempre valutare il contesto dell’interazione, perché sarò proprio questo a veicolare le nostre azioni.