Paraverbale come segnale di diffidenza
Vi fidate di chi parla troppo al primo incontro?
Vi fidate di quelle persone che si raccontano in modo tale da sembrare perfetti, così buoni e sinceri, che parlano male di amici, collaboratori o addirittura dei loro clienti?
No. Perché?
Per un insieme di segnali: in parte derivano dalla comunicazione non verbale e in parte dalle parole che usano nelle loro descrizioni.
Segnali paraverbali:
tono della voce, volume ed intensità emotiva dell’eloquio. Più è veloce il ritmo delle parole, meno sono scandite, dunque il discorso meno chiaro, e più facili sono le incomprensioni che possono derivarne. Ciò che ci fa dubitare dell’affidabilità di questo ipotetico interlocutore è il modo in cui varia le intenzioni della voce, più il tono diventa stridulo e il ritmo una cantilena, più noi facciamo fatica a fidarci della veridicità del contenuto.
Segnali del viso:
Se al variare della voce l’espressione del viso cambia continuamente, mostrando repentini movimenti della bocca (movimenti asimmetrici) e in più gli occhi si stringono in una fessura, mentre il nostro sguardo viene accuratamente evitato, ecco che insorge in noi il dubbio sull’affidabilità, non solo delle parole ma , dell’interlocutore stesso.
Ecco che ancora una volta la comunicazione non verbale con i suoi segnali ci aiuta nel trovare una linea di condotta da seguire per interpretare i segnali di ritorno dei nostri interlocutori evitandoci così, spiacevoli sorprese.