Vi domanderete del perché di questo strano titolo.
Come psicologa spesso le persone mi scrivono che, dopo un periodo di terapia abbandonano il percorso perché sono ricaduti nel problema su cui stavano lavorando.
Mi dicono che il loro senso di colpa è così grande che temono di aver deluso persone a loro vicine, come i famigliari, o lo stesso terapeuta. E questo conduce a un baratro: si è consapevoli di aver bisogno di aiuto ma il timore del giudizio impedisce l’azione.
Ebbene dobbiamo avere il coraggio di allontanare il senso di colpa, non abbiate timore, chiamate di nuovo il terapeuta, egli saprà aiutarvi.
A volte, succede che ciascuno di noi faccia un passo indietro lungo il nostro cammino, va bene, siamo esseri umani, l’importante è non perdere di vista il traguardo finale, che ci conduce alla guarigione.
Ognuno di noi ha il diritto di stare bene, di essere amato e compreso e soprattutto aiutato.
Perdoniamo noi stessi per questo attimo di debolezza.
Una volta ho letto da qualche parte che l’importante è impegnarsi, qualunque sia il risultato finale, si è “perdenti” solo se non ci si prova nemmeno.
Spesso non sappiamo dove, ne come trovare questo aiuto. Guardatevi intorno sono sicura che il vostro cuore vi aiuterà a trovare la risposta.
Fidatevi degli altri, soprattutto di chi vi sta vicino, che sia un famigliare, un amico o un terapeuta.
Capsico che la realtà di oggi abbia dato molte scottature a molti di noi, e le esperienze passate ci hanno lasciato una coda di diffidenza, che ci rende timorosi nel fidarci di qualcuno, ma credetemi a volte è necessario fidarsi soprattutto quando l’obiettivo è stare bene. Lo dobbiamo noi stessi.
Come possiamo rendere felici chi ci ama se noi per primi non lo siamo?
Posso darvi un suggerimento?
Prendete il coraggio e prendete in mano il telefono per chiedere aiuto, spesso il telefono aiuta perché ci permette di non esporci, e quindi funge da filtro potente che ci consente di prendere in mano la nostra vita e chiedere aiuto.
Tutti abbiamo il diritto di chiedere aiuto e di essere aiutati è questa consapevolezza il punto di partenza per il nostro benessere.
Ve lo dice una persona che ci è passata in prima persona.
Patrizia Marzola



September 18th, 2009 - 12:16 pm
Anch’io sono d’accordissimo con ciò scritto, ossia che “qualunque sia il risultato finale, si è perdenti solo se non ci si prova nemmeno”. Infatti vale sempre la pena giocare qualsiasi partita che la vita ti offre, perchè anche da una sconfitta si impara sempre qualcosa.
Basta solo aver gli occhi per capire!
Leggendo questo interessante post mi chiedevo poi… ma coloro che non chiedono aiuto perchè timorosi del giudizio altrui, si comportano così perchè si vergognano a esporre i loro problemi o perchè sono talmente “chiusi” in sè stessi che non riescono a superare tale barriera?
September 18th, 2009 - 1:04 pm
Grazie Anna per questo suo commento.
Lei ha sollevato due questioni molto importanti: uno è legato al giudizio “sociale”, l’altro che ne diventa una conseguenza, è proprio delle caratteristiche di personalità.
Se una persona è tendenzialmente diffidente o introversa, è più facile che si chiuda in se stessa, quindi è più difficile che cerchi un aiuto, anche solo per capire a chi rivolgersi.
Spesso la difficoltà delle persone è data proprio dal riuscire a trovare lo “specialista” giusto per il “problema” specifico, così o vanno a tentoni “saltando” da un consulente all’altro, o più frequente cercano di risolvere i propri “guai” da soli, e questo comportamento porta ad una ulteriore rottura con gli altri, perché questa strada conduce alla solitudine.
Credo, che questa diffidenza sia legata al fatto che la società non riesce a comprendere alcuni stati soggettivi, come ad esempio l’ansia. Chi soffre d’ansia si trova spesso isolato perché non riesce a spiegare agli altri le paure che insorgono quando insorge una crisi di ansia.
Questa incomprensione porta il soggetto che soffre a tenersi tutto dentro, perché non basta dare una pacca sulla spalla dicendo “dai non preoccuparti, come la fai difficile vedrai che starai bene” per aiutare, è necessario che “gli altri” si rendano conto che dare pacche sulle spalle chiude ancora di più, perché è la dimostrazione di una NON comprensione di un problema molto profondo che colpisce la persona nel suo animo.
Se vogliamo aiutare veramente qualcuno regaliamo il nostro ascolto, senza giudizio, ne ipocrisie, facciamo sentire che lui ha il nostro appoggio, è questa la strada giusta che potrà indirizzare chi ci sta accanto a cercare un aiuto concreto.
Spero che questo mio post abbia dato ulteriori spunti di riflessioni e possa servire a rompere la solitudine.
Grazie Anna per questa ulteriore possibilità che ha dato a tutti noi .
September 18th, 2009 - 2:28 pm
Grazie a te Patrizia, per i tuoi preziosi suggerimenti e consigli