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Quando sorridiamo vuol dire che siamo felici?
Oppure il sorriso è un segnale sociale che trascende l’emozione?Vi riporto i risultati di autorevoli studiosi delle espressioni facciali, questo ad ulteriore conferma del fatto che, non esistono segnali facciali univoci ad uno specifico significato. (Josè Miguel Fernandez-Dols e Maria-Angeles Ruiz-Belda. Are smiles a sign of happiness? Gold medal winners at the Olypmic Hames, “Journal of Personalità and Social Psychology”.

Questi autori hanno condotto una serie di studi in cui analizzano tutte le espressioni facciali che occorrono durante episodi emozionali intensi e naturali. Con l’obiettivo di rispondere ad una domanda precisa: in quale misura le persone esibiscono la presunta espressione di un’emozione quando stanno provando quell’emozione? Inoltre, i loro studi sono stati progettati in modo che sia possibile verificare se l’aspetto sociale di un episodio emotivo svolga un ruolo importante nel comportamento facciale.

I risultati:
1.
 Il comportamento facciale delle espressioni felici comprende un numero sorprendente di configurazioni del volto. Questo conferma che, il sorriso potrebbe essere una buona rappresentazione convenzionale della felicità, ma non un segno necessario di felicità.
2. La felicità non evoca il sorriso in tutte le circostanze.
3. L’esistenza di una frattura  fra emozione ed espressione facciale: in alcune particolari circostanze, il sorriso spontaneo potrebbe essere un segno non di felicità, ma, di una qualsiasi emozione positiva o negativa.
Dunque la felicità non è una causa necessaria di sorriso.

Nella felicità si susseguono complessi e rapidi movimenti facciali. Che verrebbero convogliati in “espressioni proptotipiche” (cioè quelle tipiche del sorriso) solo quando, il soggetto è coinvolto nell’interazione sociale.

Dunque, queste ricerche dimostrano ancora una volta l’importanza del contesto specifico in cui quella data espressione viene manifestata. Non dobbiamo, ne possiamo fermarci alla superficie. Ma dobbiamo imparare a chiederci cosa ha causato nel nostro interlocutore, quella serie d i movimenti facciali, che chiamiamo espressione facciale, prima di poter dar loro un preciso e univo significato.

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6 Responses to “Il sorriso e la felicità”

  1. Vale_69

    Avrei una domanda: se è vero che il sorriso aiuta nelle relazioni interpersonali, come posso migliorare la mia capacità di conoscere le persone?
    Complimenti per questo blog. Tutti gli articoli sono scritti da Patrizia Marzola? Mi piace il suo modo di scrivere è semplice e chiaro, e soprattutto rispecchia la realtà quotidiana.

    Grazie

  2. patrizia

    Grazie per i complimenti, mi fa molto piacere che questo blog sia utile.

    Come migliorare la propria capacità di conoscere gli altri?
    Intanto smettere di pensare che la timidezza sia una malattia, un macigno che si è costretti a portare per tutta la vita.

    Più ognuno di noi si dice “Non potrò mai conoscere quella persona”, opure “Io non sono alla sua altezza, Lei/Lui non potrà mai interessarsi a me”.

    Non pensiamo con la nostra testa ai commenti che gli altri possono fare su di noi. Ognuno interpreta le esperienze personali secondo una percezione soggettiva (proprie esperienze…) ed oggettiva (tempo, cultura). Ciò che per noi è scontato non è detto che lo sia anche per un altro.

    Impariamo ad essere noi stessi anche nelle situazioni per noi, più difficili. Sfruttiamo la nostra timidezza per essere più attenti, per acquisire più informazioni sugli altri, e poi via, lasciamoci andare. L’uomo è un animale sociale, diceva Aristotele, il peggio che può succedere è quello di non trovarsi in sintonia con chi si voleva conoscere. Non diamoci per vinti e ricomnciamo dal principio, senza perderci d’animo, socializzare è un gioco, se lo consideriamo tale, sarà più facile per ognuno di noi buttarsi nella mischia!

  3. linguaggiodelcorpo

    “L’uomo è un animale sociale, diceva Aristotele, il peggio che può succedere è quello di non trovarsi in sintonia con chi si voleva conoscere.”
    Non c’è niente di più vero.
    Molte volte mi sono sentito dire da amici, quando gli parlavo del linguaggio del corpo, che è qualcosa di poco “sincero” di “artefatto”. In realtà è tutto l’opposto: il linguaggio del corpo ci permette di sfruttare una parte della comunicazione che, nel 80% dei casi, è lasciata al caso appunto. Il linguaggio del corpo è una parte fondamentale della comunicazione, infatti ricopre più del 50%, perchè non istruirsi in qualcosa che è così importante?

  4. patrizia

    Sagge parola queste. Sul linguaggio del corpo siano nate tante “ leggende” alcune poco serie, credo che abbiano contribuito a creare dei miti sulla comunicazione del corpo. Ci sono persone che mi chiedono da una foto fammi un’analisi della persona, ma le osservazione che se ne posso dedurre sono fini a se stesse, e non portano a niente di costruttivo, come è possibile dare un’interpretazione sulle intenzioni di una persona che NON si conosce, guardando solo una foto, che riprende staticamente una postura o espressione??

    E poi l’interpretazione del linguaggio del corpo richiede abilità quali l’osservazione, il mantenere la mente libera dai pregiudizi e idee pre-concette e per fare ciò, serve pazienza, qualità non sempre a diposizione! E’ lo scotto dell’era veloce dove tutto corre e nessuno ha tempo di fermarsi per riflettere …..

  5. linguaggiodelcorpo

    Patrizia non sai quanto sono d’accordo su quello che stai dicendo. Mi capita di continuo. La cosa frustrante (per chi è un appassionato/amante del VERO linguaggio del corpo) sta nel fatto che molte persone sono convinte che sia una magia: vedi una persona in una foto e mi dici cosa sta pensando o un atteggiamento che sta assumendo. In realtà, in termini generali, qualcosa si può dire, anche grazie allo spirito d’osservazione dell’abbigliamento, scelta degli accessori, e così via. La cosa che molte persone non capiscono è che il linguaggio non verbale è un flusso, e ci vuole una quantità di tempo di osservazione minima per farsi un idea su una persona, sulla sua sincerità ecc.

  6. patrizia

    Ciao verissimo.
    A questo proposito ho un aneddoto divertente da raccontare.
    Tutti noi siamo stati costretti a seguire in modo più o meno indiretto la notizia del matrimonio principesco, che per tanto ha occupato le cronache mondane.
    Ebbene, un giorno mi chiamano due diversi giornalisti (ovviamente non dico ne la testa ne il nome, vi dico solo che si parla di web) e mi chiedono di interpretare alcune foto di alcuni tra i più celebri partecipanti. Cosa mi ha fatto sorridere? Che mi hanno chiesto di dire, si avete capito bene, di dire:
    1. la qualità del rapporto di coppia (hanno fotografato alcune coppie) guardando le foto;
    2. il perché e quale significato avesse il loro abbigliamento, in sostanza, io dalle foto avrei dovuto fare inferenze sulle motivazioni o caratteristiche di personalità di queste persone.

    Ho spiegato a questi simpatici giornalisti, che una foto riprende un momento, è statica, e quindi non si possono fare inferenze sulla personalità di qualcuno, soprattutto se non lo si conosce (io nemmeno lo seguo il gossip!) ne personalmente o tantomeno leggendo qualche articolo di rotocalchi, quindi ho spiegato che tutto ciò che potevo fare era solo delle comune osservazioni basate su ciò che vedevo in quel momento, ma niente, da quelle foto poteva far trapelare caratteristiche di personalità, e ne sicuramente capire se il rapporto di coppia va bene o no!
    Ebbene , per divertimento ho accettato, volevo vedere la reazione del pubblico a questi articoli, si, è stata proprio come me la immaginavo: grosse e grasse risate!!!
    Ma come è possibile interpretare il carattere o le intenzioni di uno sconosciuto guardando UNA foto????
    Ecco perché caro amico mi trovo d’accordo con te nella tua preziose considerazione: il linguaggio del corpo è un flusso variabile, continuamente in movimento, perché le variabili stesse lo sono: contesto, significati, intenzioni, sono variabili indipendenti che spesso scappano all’occhio dell’osservatore perché fanno parte del vissuto privato dell’osservato.

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