L’universalità minima è l’espressione per indicare il modo in cui le espressioni facciali vengono prodotte e interpretate.
Assunzioni:
- Certi pattern di movimento nella muscolatura facciale occorrono in tutti gli esseri umani.
- I movimenti facciali sono coordinati a stati psicologici (azioni, preparazione alle azioni, stati fisici, stati emozionali, stati cognitivi e altre condizioni psicologiche).
- La maggioranza delle persone in ogni luogo può inferire qualcosa in merito allo stato psicologico altrui dal movimento facciale, come da qualsiasi altra cosa che le altre persone fanno.
- Le persone delle culture occidentali possiedono un insieme di credenze secondo le quali specifici azioni facciali sono espressioni di tipi specifici di emozione.
Alcuni ammonimenti:
- Le azioni facciali non sono necessariamente segnali.
- L’azione facciale non è né necessaria, né sufficiente per l’emozione.
- L’azione facciale non è necessariamente associata all’emozione più di quanto sia associata ad altri stati psicologici.
- Non necessariamente le inferenze compiute in una cultura, o da un individuo, coincidono esattamente con le inferenze compiute in un’altra cultura o da un altro individuo.
- Non necessariamente le persone di tutte le culture condividono le credenze occidentali circa le associazioni specifiche di emozioni e azioni facciali.
- Le credenze occidentali circa l’associazione fra espressioni facciali e emozioni non sono necessariamente valide.
Predizioni:
- a volte le persone compiono inferenze accurate sulla base dei movimenti facciali.
- Ci saranno delle somiglianze attraverso le culture in ciò che viene inferito dai movimenti facciali.
Fonte Psicologia delle espressioni facciali. J. A. Russell, J. M. Fernandez-Dols. Ed Erickson.


