Ecco gli altri indicatori.
4. Rabbia
Simulare la rabbia con il viso è molto facile. Perché è semplice coinvolgere i movimenti che indicano rabbia: alzare sopracciglia, bocca chiusa e labbra serrate. L’unico elemento che può rivelare la simulazione è un segnale davvero difficile da rilevare, cioè la tensione della palpebra inferiore. Quando si cerca di mascherare la rabbia si agisce a livello della tensione della bocca e delle sopracciglia, lasciando solo le palpebre a tradire i sentimenti reali.
5. Disgusto.
È facile da simulare: si arriccia il naso e si solleva il labbro superiore o un angolo della bocca. Quando è usato come maschera, il disgusto serve soprattutto a coprire la rabbia. Che potrebbe trasparire nelle sopracciglia, se oltre a essere abbassate come nel disgusto sono anche ravvicinate, oppure nello sguardo duro con le palpebre tese, unito alla smorfia di disgusto del naso o della bocca. Ma queste espressioni possono anche corrispondere a un’autentica miscela di emozioni, se la situazione è tale da suscitarle entrambe.
6. Tristezza.
La tristezza si manifesta abbassando gli angoli della bocca e lo sguardo. L’assenza di coinvolgimento di fronte, sopracciglia e palpebra superiore è un buon indizio di simulazione. Per riconoscere in modo attendibile gli indizi di finzione dobbiamo sapere se un certo movimento facciale rientra nel repertorio abituale di una persona: se quando è davvero triste non muove i muscoli della fronte non possiamo dire che stia simulando, viceversa, se il movimento delle sopracciglia rientra nel repertorio della persona anche quando non è triste, la possibilità di scoprire la simulazione è compromessa. Quando l’espressione della tristezza viene intenzionalmente attenuata o neutralizzata, la piega delle sopracciglia e della palpebra è l’elementi che più facilmente sopravvive lasciando trasparire l’intensità autentica del sentimento.
[Fonte “Giù la maschera” di P.Ekman, W.V.Friesen. Ed Giunti]


