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Vi siete mai chiesti se quando parlate gli altri vi ascoltano davvero?
Vi chiedete se riuscite ad essere coinvolgenti?
Riuscite ad utilizzare tutta la vostra comunicazione non verbale durante la conduzione di un corso o di una riunione?
Ci sono argomenti meno interessanti di altri. Magari perché più tecnici o perché sono troppo astrusi dalla realtà dei partecipanti, e quindi, faticano a capire.
Ma quando dicono di non capire, la responsabilità è nostra. Sta dunque all’oratore cercare di far giungere il messaggio nel modo più chiaro possibile.

Ci sono oratori che si innervosiscono, quando la platea mostra segnali di insofferenza, quali: bisbigliare sotto voce, stare seduti scomposti, muovendosi di continuo sulla sedia.
Allora, invece di impegnarsi di più, l’oratore si arrende a questa indisciplinata platea perdendo così, in modo definitivo, l’attenzione dell’aula.

Il punto chiave è cambiare il punto di vista rispetto al quale si guarda questa situazione.
Invece di attribuire le colpe ai discenti recalcitranti, è l’oratore che deve prendersi la responsabilità della perdita del controllo. Se l’aula non risponde con attenzione la colpa è di chi parla.

Assumersi la responsabilità di trasmettere il messaggio in modo chiaro, significa compiere un’attenta scelta delle parole e non solo, si deve anche pensare al modo in cui esprimerle.
Si adotta un comportamento verbale che coinvolge, diretto all’interazione e conserva vigile l’attenzione dell’uditorio.

Il mondo della formazione è affascinate. Parlare in pubblico è per me fonte di adrenalina pura.
Ogni volta che entro in un’aula formativa scopro sempre un mondo nuovo.
È come se io sparissi, mi concentro solo sui bisogni e le necessità dei partecipanti, così facendo riesco ad entrare in sintonia con loro, creando non solo interattività e partecipazione, ma il mio sforzo è volto ad esprimermi al meglio della chiarezza.

E in questo percorso mi è di grande e fondamentale aiuto la comunicazione non verbale.
Uso in modo consapevole ogni gesto, espressione o movimento.

Vi scrivo a titolo di esempio, qual’è il mio comportamento non verbale che io tengo in aula, per mantenre alta l’attenzione di chi mi ascolta.

1) Prima cosa lo sguardo. Non lasciamo che i nostri occhi vaghino senza meta. Non guardiamo né in basso né in alto, ma andiamo a cercare lo sguardo dei partecipanti. Catturiamo i loro occhi, per pochi attimi, su ciascun partecipante. Se l’aula e grande, e i partecipanti numerosi, dividiamola virtualmente in tre sezioni e passiamo lo sguardo su ciascuna di esse. In questo modo sì dà l’impressione di “guardare dritto negli occhi” di ciascun ascoltatore.

Ci sono oratori che lasciamo “orfana” un’ala dell’aula. No. È sbagliato. Perché in questo modo si perde l’efficienza comunicativa e i partecipanti “orfani” non si sentono coinvolti né motivati a seguire il discorso. Lo sguardo cattura l’attenzione. Inoltre, esso ci fornisce importanti segnali di feedback. Ci aiuta a capire se l’aula è interessata. Non solo, lo sguardo ci infonde sicurezza. Soprattutto nei primi istanti d’interazione.

Quando si è ancora sotto l’effetto dell’ansia. Ma sappiamo che dopo i primi 3 o 4 minuti essa scompare per lasciare il posto alla calma. La comunicazione non verbale ci aiuta, anche, a superare in modo positivo questo primo impatto. Perché il movimento del nostro corpo ci offre l’opportunità di scaricare la tensione.

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